Il ritiro con BNS Iyengar sta per finire. Siamo seduti in cerchio per l'ultimo saluto. Qualcuno è già partito, altri lo faranno a breve: chi per tornare a casa, chi ha deciso di perdersi per qualche tempo in India. Siamo emozionati, come succede alla fine di un'esperienza totalizzante.
Quando, all'ultimo momento, decisi di seguire Chiara in questo viaggio devo confessare che lo feci più per paura che non riuscisse a condividere il significato di ciò che stava per fare — camminare insieme è alla base del nostro rapporto — che per un reale interesse nell'esperienza in sé. Anzi, per dirla tutta, ero scettico. Un americano che organizza un ritiro con un guru in India mi sembrava avere tutti gli ingredienti per essere una cosa da fricchettoni.
Non è andata così. Sono grato a Joey per avermi dato la possibilità di conoscere BNS di persona.
Durante il ritiro c'è chi ha provato a videoregistrarlo: BNS si è incazzato come una vipera. Ha chiesto di spegnere tutto e che tutto quello che era stato registrato fosse cancellato. In un'epoca in cui «posto, ergo sum», sembra assurdo, quasi arrogante, che un personaggio come lui, con un messaggio importante da trasmettere, non voglia lasciare una traccia digitale.
Ci guarda e chiede perché abbiamo preso un aereo e deciso di stare qui con lui, tra di noi. Potevamo stare a casa e guardare un video online. La presenza, la compartecipazione è parte del senso di ciò che stiamo facendo. Non c'è consapevolezza in quello che si sa, se non lo si vive.
In questo ritiro ho incontrato persone alla ricerca di un senso da dare alla vita. Molti dei presenti hanno lavorato duro, rinunciato a delle cose, messo da parte dei soldi, e deciso che questa per loro era una priorità. Altri hanno saputo non nascondersi dietro alle «responsabilità» e hanno quindi deciso di prendersi del tempo per sé e venire a Mysore. Questa apertura nei confronti dell'esperienza che abbiamo fatto ci ha permesso di crescere insieme. Per questo siamo emozionati, e ci avevo visto bene: Chiara non avrebbe potuto raccontarmi cosa ha vissuto.
Ma c'è stato qualcosa di più. Sapere che in una shala nella foresta alla periferia di Mysore, in India, c'è una persona che, per come ha vissuto, come si è formata, cosa ha sperimentato, ti sta aspettando, e tu decidi di andarlo a trovare nella speranza che possa accoglierti e metterti a disposizione quello che sa, è magico. Lui sa come educare l'anima attraverso il corpo. Lui è l'ultimo anello di una millenaria catena di yogi che hanno tramandato delle pratiche (asana, mudra, pranayama, …) e la filosofia su come liberarsi dalle schiavitù che noi umani per nostra natura ci imponiamo. Lui ha studiato e praticato per molti anni con Krishnamacharya e Pattabhi Jois, per poi ritirarsi a sperimentare prima di poter insegnare quello che ha imparato. Ci sono centinaia di libri che descrivono come fare yoga e quali sono i suoi benefici, ho seguito numerose lezioni di asana, ma nessuno sostituisce il senso del venire alla sorgente e mettersi seduti per ore con le ginocchia incrociate ad ascoltare chi ha fatto diventare queste pratiche vita, per poi praticare sotto la sua guida.
BNS Iyengar è l'ultimo yogi, ora guru, di un mondo che non esiste più: non solo perché viviamo in un'era digitale e lui è intrinsecamente analogico, ma soprattutto perché il tempo per BNS non si misura in minuti, ma in respiri.
Nelle due settimane in cui siamo stati insieme ci ha insegnato come curare le paure, come trovare equilibrio, come nutrire il corpo persino senza bisogno di mangiare, come preservarci dalle malattie o curarle, come respirare: cioè quali pratiche fare tutti i giorni per salire la scala della consapevolezza che, secondo la filosofia samkhya (che è alla base dello yoga), si definisce come samadhi. Raggiungere il samadhi è in fondo lo scopo di ogni yogi.
Fino a qui tutto bene, o quasi, ma la mia formazione mi impone di credere in ciò che vedo. In una delle lezioni che abbiamo avuto sul misticismo e lo yoga, alla fine ho una domanda molto basica, forse ingenua, sicuramente scientifica: chiedo al relatore se ha conosciuto qualche yogi che ha raggiunto il samadhi. La domanda si perde tra le tante che gli vengono rivolte.
Prima di salutarci, BNS ci racconta un aneddoto a cui ha assistito: forse è la risposta alla mia domanda sul samadhi. Un tizio curioso un giorno andò nella shala in cui Krishnamacharya insegnava e con insistenza gli chiese di spiegare cosa fosse lo yoga. Krishnamacharya rispose così: «Una donna va nella foresta e vede una tigre nascosta tra gli alberi. La tigre è pronta ad attaccarla. Lei si guarda intorno e scappa. Dopo qualche tempo la stessa donna torna nella foresta, questa volta è con suo figlio, e vede ancora la stessa tigre nascosta tra gli alberi, pronta ad attaccarla. Questa volta non scappa, ma la affronta».
