giovedì 27 novembre 2025

Durante il soggiorno a Tuwani abbiamo avuto modo di parlare con tante persone e con alcuni membri della famiglia che ci ha ospitato. La famiglia è composta da 10 persone, i due genitori e otto figli, quattro femmine e quattro maschi. 

Tra i figli maschi c’è Hamudi. Hamudi è giovane ha 21 anni. Hamudi lo avevamo conosciuto nel 2018 quando ne aveva 13. Hamudi era vivace, curioso, impertinente. Lui e Giacomo divennero subito amici, e sparirono per le vie del paese. Ad un certo punto ricevemmo una telefonata, Hamudi diceva che erano stati sequestrati dai coloni, di andare a liberarli. Ci fu il panico e durò fino a quando i due non comparvero dicendo di aver fatto uno scherzo. 

Hamudi è cambiato, è diventato un uomo, parla poco, non gli piace raccontare cosa gli è successo. Lo scopriremo più avanti quando parleremo con sua sorella. Hamudi è stato più volte arrestato, picchiato e minacciato dai militari israeliani. La prima volta fu quando aveva 13 anni, probabilmente poco dopo che c’eravamo conosciuti. I militari dell’IDF, quelli che per molti sono moralmente ineccepibili, lo avevano lasciato senz’acqua, con un rubinetto in lontananza che gocciolava, gli avevano fatto i nomi dei membri della sua famiglia e minacciato che se non avesse smesso di tirare le pietre alle loro camionette avrebbero fatto del male ai suoi cari.

Hamudi ci dice che a lui viaggiare non piace. Per un palestinese uscire dalla Cisgiordania è possibile solo attraverso il confine con la Giordania, ma occorre passare tre controlli: quello palestinese, quello giordano e per assurdo anche quello israeliano. Sua sorella ci racconta che una volta dovettero viaggiare insieme per il Sud Africa, di ritorno mentre facevano la fila per il controllo israeliano lei si ricordò che le avevano regalato un libro sulla resistenza palestinese, lui lo prese e lo mise nella sua borsa. Tornó a casa solo qualche giorno dopo. 

Quella di Hamudi è stata un'infanzia felice e una adolescenza difficile, comunque un lusso che in Cisgiordania molti bambini non hanno, spesso anche l’infanzia è difficile, sono esposti quotidianamente alla violenza. Riuscire a diventare uomini in Palestina non è facile. Non solo perché c’è sempre una pallottola che ti aspetta, ma anche perché si rischia di farlo troppo in fretta.

Hamudi non è tipo da piangersi addosso, non gli piace fare la vittima, ha le spalle diritte, una leggera barba, lo sguardo profondo e gli occhi compassionevoli. Sorride poco. A me sembra che rappresenti bene questo popolo: fiero, forte, triste, accogliente, resiliente. I palestinesi sono differenti dagli israeliani anche in questo, agli israeliani piace fare la vittime, anche quando sono i carnefici, perché per loro c’è sempre una buona ragione per essere violenti, e se non c’è una ragione allora è per una sorta di missione affidatagli da un Dio a cui piace la legge dell’occhio per occhio. C’è una foto di Ernesto Che Guevara che sorride in modo malinconico fatta da Elliot Erwitt che mi pace molto. Hamudi a me ricorda il Che.

Se Mihad che abbiamo conosciuto al campo profughi di Dheisha sarà il prossimo primo ministro palestinese, Hamudi è quello che farà la rivoluzione, perche’ sono certo, e ne ho avuto la conferma venendo in Palestina, loro vinceranno, la Palestina sarà libera. Ne sono certo perché c’è una sostanziale differenza tra come gli israeliani e i palestinesi sentono di essere legati a questa terra. Agli israeliani piace mettere le bandiere, affermare la proprieta’, ai palestinesi piace coltivarla, sostenere la loro appartenenza.

Hamudi sta studiando diritti umani all’università di Ramallah, dopo aver parlato con noi ci dovrà lasciare per andare a fare un esame sulla cultura europea. La miopia dei politici europei è sconcertante, imbarazzante. Questa questione della Palestina ha fatto emergere in modo chiaro la distanza tra la gente comune e chi ci governa. Sostenere uno stato genocida e che ha istituito un sistema di apartheid come sta facendo Israele significa tradire il progetto europeo. In particolare tradendo l’articolo 2 del trattato sull’Unione Europea questa Commissione, che dovrebbe fungere da garante dei trattati, ha tradito la sua stessa ragione di esistere. L’articolo 2 recita: “L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”.

Chissà se a Hamudi glielo hanno detto al corso di cultura europea che c’è ben poco da imparare da un’Europa come questa. 

Reportage Palestina (link)