sabato 22 novembre 2025

 


Il quarto giorno andiamo ad At-Tuwani, a sud della Palestina nel Masafer Yatta, dove i coloni sono particolarmente violenti contro i palestinesi. 

Eravamo venuti con le nostre famiglie nel 2018 (link), era stato un viaggio importante, credo che la scelta universitaria di Viola sia stata influenzata anche da questa esperienza, Giacomo fece amicizia con un ragazzo del paese Mohammad, e Giovanni fece il Giovanni, silenzioso, osservatore.

Arrivare a Tuwani non è stato facile, raggiungiamo Yatta e proseguiamo con un taxi che ci avrebbe dovuto portare a destinazione ma si è dovuto fermare in prossimità dell’inizio della strada che sale al villaggio, c’è una sbarra chiusa. Dall’altra parte della sbarra, non molto distante, ci sono un paio di SUV con alcuni coloni e il loro immancabile segno di stupidità, l’M16 portato a tracolla. Il taxista ci chiede di pagare la corsa e scendere, non se la sente di proseguire. Lo assecondiamo, attraversiamo a piedi lo sbarramento che sale a Tuwani sotto gli occhi attenti degli stupidi.

A Tuwani ci sono i ragazzi di Operazione Colomba. Sono giovani sui 25 anni che dopo un periodo di formazione decidono di dedicare alcuni mesi a stare con i palestinesi riportando quello che succede. La presenza di persone con passaporto occidentale è vitale per i palestinesi, aiuta a proteggerli. Da 7 anni fa, quando venimmo qui per la prima volta la situazione è cambiata, prima i coloni erano lontani, da ottobre 2023 si stanno allargando, ormai sono alle porte del paese.

La sera Sami, l’amico palestinese che ci ospita, ci porterà al coordinamento delle comunità del Masafer Yatta. È praticamente un incontro tra mujaheddin nonviolenti. Veniamo portati con le jeep in cima ad una collina dalla quale si domina la regione. L’incontro si celebra dentro uno spazio circondato da copertoni. Soffia il vento, fa freddo. Siamo seduti in cerchio, in mezzo viene acceso un fuoco dove bruciano di tutto, anche la plastica, e intanto fumano una sigaretta dopo l’altra, se non moriranno per una pallottola sarà per un tumore ai polmoni. Nella prima ora ogni partecipante racconta cosa è successo durante la giornata, il secondo tema all’ordine del giorno è la costruzione di una tettoia per continuare a fare il presidio anche adesso che dovrebbe, finalmente, arrivare la pioggia. Ci chiedono quanti anni abbiamo, quelli che pensavo essere anziani in realtà sono nostri coetanei, quindi giovani. Ci chiedono quanti figli abbiamo, loro ne hanno almeno il doppio, uno fa il gesto modello Albanese ad indicare che evidentemente ce l’abbiamo piccolo, ridiamo. 

Si è fatto tardi e torniamo alla guest house a Tuwani. Loro, i mujaheddin nonviolenti, passeranno la notte a presidiare i villaggi, pronti ad intervenire quando i coloni attaccano le famiglie. 

Hafez, il papà di Sami ha costruito la guest house nella speranza di accogliere internazionali perché possano vedere con i propri occhi cosa sta succedendo. La guest house è vuota, ci siamo solo noi. La corte civile israeliana ha emesso un ordine di demolizione della guest house perche sostengono sia situata dentro un sito archeologico, ovviamente senza fornire evidenze. Al di là del fatto che e’ incompresibile come un’istituzione israeliana possa emettere una sentenza su un terreno palestinese, questa storia della sacralità di queste terre, e quindi del diritto di Israele al loro possesso è a dir poco assurda. Accettare senza far niente, come stiamo facendo, la colonizzazione della Palestina sulla base di questo principio equivale ad affermare che Putin ha il diritto di prendersi l’Ucraina. La sera, mentre provo a dormire ho un’intuizione, trovo la soluzione al conflitto israelo-palestinese, grazie gli effetti della diossina inalata al coordinamento dei mujaheddin. Se Israele ha diritto ad impossessarsi delle terre palestinesi su una base storica, noi italiani come diretti discendenti dei romani abbiamo il diritto di riprenderci galilea, giudea, samaria e tutta la palestina, a gestirla ci piazziamo un discendente di Ponzio Pilato e la facciamo finita con questo casino.

A stemperare i pensieri una colazione a base di hummus. Buono come l’ho mangiato a casa di Hafez non l’avevo mai provato. 

Reportage Palestina (link)