venerdì 21 novembre 2025

Su un tetto di un edificio al campo profughi di Dheisheh incontriamo il prossimo primo ministro palestinese. 

Nei campi profughi si entra solo se accompagnati, abbiamo un contatto che ci introduce nel campo e ci organizza un incontro con Mihad. Lui ha 28 anni ma per come parla, si comporta, ha tutti i numeri per diventare un leader. 

La maggior parte dei giovani del Dheisheh camp o è in prigione oppure è stata uccisa. La popolazione al campo è composta prevalentemente da bambini, vecchi e donne. I giovani rimasti hanno lo sguardo turbato, la faccia stanca. 

Mihad è spietato con Abu Mazen, l’attuale presidente palestinese, dice che Fatah è un partito di corrotti, interessati solo a proteggere i membri dell’organizzazione e le loro famiglie. Anche su Yasser Arafat ha una opinione negativa, gli riconosce che è stato un leader carismatico, capace di unire i palestinesi, ma secondo Mihad ha avuto il grande torto di non aver saputo proporre una visione per la Palestina. 

Ci racconta la storia del suo popolo con passione e dovizia di particolari. È stato a studiare sia in America che in Europa, mi stupisce quando dice che in fondo è più facile parlare liberamente di Palestina in America. Noi europei siamo molto condizionati dal passato e da una superficiale correttezza, che spesso si confonde con l’ipocrisia. Passeremo più di tre ore a discutere, fare domande, cercare di capire, anche se il problema è piuttosto chiaro, e ne ho avuto conferma man mano ho visitato le case, conosciuto le persone, sentito i loro racconti. 

Intanto il sole inizia a tramontare dietro la collina che circonda il campo profughi. Ci siamo conosciuti, abbiamo abbassato la naturale diffidenza iniziale, qui enfatizzata dal contesto, e quindi sento che posso fare una domanda difficile, gli chiedo una opinione su Hamas. Sorride, fruga nelle tasche, prende una sigaretta e la accende. Dopo la prima boccata mi guarda negli occhi e mi spiega che per un palestinese che si è visto tradito da tutti, dall’Europa ma anche dagli Stati arabi, ha visto uccidere ingiustamente fratelli, sorelle, figli e madri, Hamas è l’unica organizzazione che ha sempre sostenuto il diritto della Palestina di esistere. Perché di questo si tratta, l’unica soluzione che Israele sta perseguendo da sempre non è la pace ma la totale occupazione della Palestina, e la deportazione di tutti i palestinesi.

Adesso i partigiani sono eroi, durante il periodo nazi-fascista la propaganda li considerava terroristi.

Il sole ormai è tramontato e il campo profughi di Dheisheh si prepara alla notte, un momento delicato, la sera prima, come molte sere precedenti, i militari dell’IDF sono entrati con i mitra spianati. Spesso succede che per una valutazione sbagliata del pericolo qualche palestinese venga ucciso, che in inglese si traduce con casualties, una parola che rende bene lo stato delle cose, vivere qui è una questione di fortuna. Tra i soldati dell’IDF ci sono ragazzini che fino a poco tempo prima giocavano a “Fortnite” o "Call of duty” sulla PlayStation e adesso indossano una uniforme e usano armi sofisticate, mortali. Sui loro mitragliatori mettono una tacca per ogni palestinese ucciso. 

È meglio andare, scattiamo le ultime foto, salutiamo la miriade di bambini che incrociamo che ci chiede “howareyou?”, detto tutto d’un fiato, e torniamo al posto dove alloggiamo a Betlemme. 

Lungo il percorso ripenso alla chiacchierata, c’è una sola domanda alla quale non ha saputo, ma io credo voluto, dare una risposta, ed è stato quando gli abbiamo chiesto come vede il futuro. 


Reportage Palestina (link)