Venire in Cisgiordania, incontrare le persone, sentire le loro storie, vedere la difficoltà delle loro vite scandite da perquisizioni, arresti per futili motivi, limitazioni arbitrarie a muoversi, il controllo da parte di Israele dell’acqua ed elettricità, la totale dipendenza dal sistema bancario isrealiano, la sistematica distruzione dei campi coltivati da parte dei coloni, le continue violazioni della proprietà privata, la totale impunità con cui i coloni possono minacciare, picchiare, rubare, e uccidere i palestinesi, ha significato toccare con mano e vedere con i miei occhi gli effetti di un regime di apartheid. Quello che negli anni ottanta avevo solo immaginato, in Palestina l’ho visto, sentito.
Le parole sono importanti, definiscono le questioni. Il sionismo e l’antisemitismo sono due cose diverse, il primo è un movimento politico supermatista di stampo fascista che oggi governa israele, il secondo è una forma di razzismo. In Palestina non c’è una guerra, non ci sono due eserciti che si combattono, c’è in atto la fase finale di un'occupazione da parte degli israeliani con la conseguente deportazione dei palestinesi. A Gaza è in corso un genocidio e in Cisgiordania è in vigore un regime di apartheid. A Gaza Israele sta uccidendo in modo sistematico e pianificato la popolazione civile, per farsi largo ed annettersi la terra. In Cisgiordania Israele sta usando i coloni per espropriare le terre dei palestinesi e imporre un sistema soffocante che li costringa ad andarsene.
Ho sempre pensato che il genocidio degli ebrei da parte dei nazisti sia stato reso possibile anche dalla non-informazione, non era facile a quel tempo avere notizie su quanto stesse accadendo. Mi sbagliavo: c'è qualcosa di più aberrante che rende possibile cose di questo tipo. La brutalità con cui Israele sta commettendo il genocidio a Gaza è sotto gli occhi di tutti. Instagram e Facebook ci permettono di avere notizie di prima mano. Questi crimini vengono compiuti solo se una parte importante della società li tollera. Israele non potrebbe fare quello che sta facendo se ci indignassimo, i governi non possono ignorare le piazze piene di gente. La ragione per cui noi stiamo accettando che Israele stia commettendo un genocidio non è politica, né religiosa, e neanche economica è purtroppo molto più elementare. Prendere atto che a Gaza c’è un genocidio in corso ci obbligherebbe ad agire, fare fatica, prendere posizioni scomode, oppure decidere di essere complici. La nostra vita è troppo piena di impegni, problemi, questioni per aggiungere anche un genocidio lontano, dall’altra parte del Mediterraneo.
Allora, durante lo sterminio degli ebrei, come adesso, durante lo sterminio dei palestinesi, i carnefici confidano nel nostro disperato bisogno di non essere turbati.
A Wajdi, presidente della Human Supporters Association, prima di partire da Nablus e darci l’ultimo abbraccio chiedo se è ancora convinto della soluzione che mi aveva prospettato qualche anno fa per far finire questo casino. Allora, in controtendenza con l’opinione corrente che sostiene la costruzione di due Stati, mi aveva detto che l’unica vera soluzione sarebbe stata quella di costituire uno Stato unico, dove tutti avessero gli stessi diritti. Mi guarda e mi chiede quante ore ha per darmi una risposta e poi ride. Mentre mi abbraccia per salutarci mi dice che lui a quella soluzione ci crede ancora, purtroppo però sono gli israeliani che non ci crederanno mai.
Se sei umano e vuoi rimanere umano, continua pure a manifestare, indignarti, mettere likes in facebook e instagram, ma ci sono due cose che puoi fare per interrompere il diabolico piano di Israele e non essere complice, esercita pressione finanziaria su Israele e vai in Palestina. Il movimento BDS ha definito chiaramente quali prodotti boicottare. I regimi, anche quelli più sanguinari e persistenti cadono sotto la pressione internazionale. Andare in Palestina significa aiutare i palestinesi a resistere, infondere la speranza che qualcosa può cambiare, sapere che ci sono persone che non li hanno abbandonati.
L’ultima sera prima di tornare a casa camminavamo con Chiara e Davide tra le vie di Gerusalemme nella parte ebrea e in cima ad un edificio sventolava una bandiera con la dimostrazione che la giustizia vincerà, la Palestina sarà libera. C’era scritto sulla bandiera “make Gaza jewish again”. Per buona pace dei sionisti, Gaza non è mai stata ebrea, e non lo sarà mai.
Reportage Palestina (link).
