“I am down”, questa è stata la risposta dei miei tre figli quando ho proposto loro il Pass’aran. Ovviamente loro non hanno letto le condizioni ed io ho avuto questa “brillante” idea con la testa, ma soprattutto le gambe, di qualche decennio fa. L’unica che aveva capito in cosa ci stavamo imbarcando è stata Chiara. Ha tentato di dissuaderci, ma tre “I’m down” e un “figurati se non ce la faccio” non hanno dato spazio a nessun pensiero razionale. Quindi, quest’anno per le vacanze di famiglia, siamo stati nei Pirenei a fare un trekking.
Il Pass’aran non è stato solo un trekking di 5 giorni nei Pirenei centrali, per un totale di circa 11.000 metri di dislivello. Non si è trattato solo di fare quattro passi a oltre 2.400 metri e più volte scendere a 900 metri. Il Pass’aran è stato soprattutto un’occasione per riscoprirci famiglia e mettere a nudo i nostri pregi e difetti: Giovanni sempre molto premuroso e gentile, Giacomo autentico e capace di meravigliarsi per un paesaggio, Viola energia allo stato puro, e Chiara le solide fondamenta di questa famiglia.
L’organizzazione è stata facile: abbiamo dormito in tenda e mangiato nei rifugi. Per il resto, il programma prevedeva: cammino, riflessioni, silenzio e chiacchierate nei tratti piani (praticamente mai), tutto questo mentre si malediceva chi ha avuto questa “brillante” idea.
Eppure siamo partiti in salita (per rimanere in tema), combinare le agende di Viola, Giacomo e Giovanni è stato come risolvere un problema indecidibile. In computer science i problemi indecidibili sono quelli per cui non esiste alcun algoritmo che li risolva sempre. Abbiamo fatto alcuni family board meetings online (eravamo tutti sparsi in giro per l’Europa), ma, nonostante i miei ordini del giorno, le discussioni sono sempre state caotiche ed inconcludenti. Le proposte spaziavano dal Kazakistan, all’Algeria, alle Azzorre, per passare dal Brasile. Tutto però in una settimana, massimo 10 giorni. Siccome così non si viaggia, odio le “esperienze” mordi e fuggi, ho proposto il Pass’aran. Inizialmente pensavo di includere anche Lupo, poi, purtroppo per i suoi malanni ai gomiti, abbiamo, contro il volere di Chiara che era disposta a cambiare programma, deciso di farlo senza di lui. Del resto, sarebbe stato più difficile organizzare nuovi family boards che lasciare a casa l’essere perfettissimo.
Nei 5 giorni di trekking abbiamo toccato la neve, patito la sete e la fame. Abbiamo camminato al caldo, al freddo e sotto una pioggia torrenziale che ci ha bagnato come pulcini. Abbiamo dormito in tenda, tranne la notte della pioggia, dove per fortuna abbiamo trovato un bivacco solo per noi con un camino per scaldarci ed asciugarci. La mattina successiva ci siamo svegliati avvolti dalla nebbia, ed è venuta una mandria di cavalli a svegliarci. Pura magia.
Un giorno abbiamo camminato per più di 10 ore facendo 1.600 metri in salita e altrettanti in discesa, e comunque mai meno di sei ore. Le aquile ci sono volate così vicino che sembrava quasi di poterle toccare. Per un tratto una marmotta ci ha accompagnato. Le mucche e le capre ci hanno osservato passare, scuotendo la testa.
Il segno evidente che qualcosa è andato nella giusta direzione mi sembra questo: prima di iniziare Viola, Giacomo e Giovanni si chiedevano quale fosse il senso di quello che stavamo facendo; durante il trekking me ne hanno dette di tutti i colori; alla fine mi chiedevano di condividere le fotografie.
Ora la questione è se l’anno prossimo verranno ancora a fare le vacanze di famiglia oppure sceglieranno un resort in Algarve con i loro amici. Per mettere le cose in chiaro da subito, la proposta è già stata elaborata, faremo il GR11 dall’Atlantico al Mediterraneo; sono solo 840 km in 6-7 settimane, con circa 40.000 metri di dislivello complessivo.
