Ogni giorno si cammina con persone diverse, non sai da dove vengono, i loro nomi, perché sono qui, ma impari a conoscerle per l'andatura, ci si augura "Buen camino" 3 o 4 volte durante la giornata. Ci si incontra lungo la tappa, si viene superati, e superi a tua volta.
C’è una sorta di energia che viene alimentata da questa umanità che cammina verso Santiago. Ognuno la alimenta solo per il fatto di essere qui, e dicendo "Buen camino" aiuti a trasmettere questa energia, a diffonderla. È una bella sensazione.
C’è una sorta di energia che viene alimentata da questa umanità che cammina verso Santiago. Ognuno la alimenta solo per il fatto di essere qui, e dicendo "Buen camino" aiuti a trasmettere questa energia, a diffonderla. È una bella sensazione.
Oggi è la penultima tappa, 18km, domani la tappa più lunga 26km (al netto delle due che ho malauguratamente deciso di unire).
I miei piedi sono un disastro, ho 2 fiacche su quello sinistro e 3 sul destro. Ho sbagliato gli scarponi, troppo pesanti. Domani vorrei arrivare a Santiago presto, fuori dal gruppone. Così arrivato a Padron, dove dovrei fermarmi per la notte, decido di fare altri 10km, ed andare fino a Teo. Intanto soffrire oggi o domani cambia poco. Quindi inverto gli addendi, faccio 26km oggi e 18km domani.
Gli ultimi 10km di oggi me li ricorderò bene, passo dopo passo. Non ho avuto modo di pensare, e tanto meno fare silenzio, ero concentrato a pregare la divinità della fiacca recitando il mantra dell’ “haia!”.
Arrivo all’ostello del pellegrino di Teo esausto verso le 17. L’ostello è isolato in cima ad una collina, ad accogliermi c’è un simpatico giovanotto tunisino che sorride a denti stretti. Mente sto facendo la registrazione penso che questo film l’ho già visto “The shining”.
Chiedo indicazioni su dove posso andare a mangiare e mi fa presente che il ristorante più vicino è a 8km. Viste le mie performance arriverei per colazione. Per fortuna ho una scorta di indecenti barrette di ogni tipo e arachidi di cui vado ghiotto, quindi questa sera salverò un polipo.
Gli chiedo se ha qualcosa per le fiacche.
Il sorriso sì fa sibillino. Mi dice di aspettare. Sento che fruga qualcosa in cucina e torna con un coltello da macellaio e dell’alcol.
Ecco lo sapevo, proprio come la scena dell’orso in “The shining”, sono spacciato.
Il gentilissimo Khaled, così si chiama il ragazzo tunisino, si propone di eseguire l’operazione. Lo guardo serio e con fare risoluto gli dico che faccio da solo. Sterilizzo la lama e incido le fiacche.
Nel mentre sto compiendo queste delicate operazioni arrivano dei pellegrini, una coppia di tedeschi, che sgomenti assistono la scena. Si guardano negli occhi, ed escono da dove sono entrati senza fiatare.
Spargo un po di sterilizzante sul piede e stranamente non brucia. Chiedo spiegazioni a Khaled, sereno mi informa che l’acqua non brucia. Come acqua?!?! Io avrei inciso le mie fiacche con un coltello sporco di ogni schifezza, e soprattutto quelli che verranno dopo di me lo useranno per cucinare?!?
Dopo “cena” Khaled mi offre un tè e faremo una lunga chiacchierata sulla Tunisia, su cosa significhi essere un emigrato, sul mondo, sulla Spagna e su Sanchez. Lui, come c’era da aspettarsi, ha una sorta di venerazione nei confronti di Sanchez. Crede che sia l’unico politico in Europa con una visione e dei principi. Mi spiega come in Spagna l’immigrazione stia diventando una risorsa, parliamo anche della politica energetica spagnola che ha permesso di tenere il prezzo della benzina ai costi di prima della guerra tra Israele e l’Iran, e per la capacità di dire “no” al gruppo di pedofili e i loro ricattatori che stanno guidando il mondo verso un abisso.
Parliamo per ore, oggi il mio intento di fare silenzio è andato male, ma va bene così. Sono le 22, tardissimo domani voglio svegliarmi presto, camminare con il buio e vedere albeggiare mentre arrivo a Santiago, quindi saluto e vado a dormire.
(link dei racconti sul cammino di Santiago de Compostela)