martedì 12 maggio 2026

 Oggi dovevo fare una tappa di 16km, la più breve. Domani una tappa di 18km. Considerando che cammino circa 5km/h mi sono detto perché non metterle insieme e fare una tappa di 34km, 7 orette. Non è andata cosi. 


La mia vicina di letto, armeggia alle 4:30 della notte. Prepara lo zaino ed esce. Ma cosa dovrà fare così presto? La gente è strana, mi giro dall’altra parte e torno a dormire fino alle 7:30, dato che alle 8:00 “na rua”! Guardo dal finestrino dell’ostello ed ‘azzo piove. Carino camminare sotto la pioggia, dicevo no?

Alle 8:30 dopo un caffè e una tostada sono in cammino. Una bella salita ma arrivo a destinazione piuttosto presto, alle 11:30. Sono riuscito a spegnere il cervello a tratti, più lunghi del solito. Così mi balena la fantastica idea di fare due tappe in un giorno. Forse avrei dovuto spegnerlo del tutto il cervello. 

Mi prendo un bocadilho (rigorosamente jamon serrano e queso), una tazza di tè e riparto. Intanto continua a piovere. 

Questa tarda ripartenza non necessita di risolvere il problema della posizione (vedi post di ieri), sono solo.

La tappa sarà in salita, la stanchezza si accumula quindi la velocità diminuisce e la mia stima su quando e come sarei arrivato si rileva presto una fantasia. Alla fine camminerò 9 ore e mezza e soprattutto avrò una fiacca per ogni dito del piede destro. Adesso posso considerarmi un vero pellegrino :-(. 

Sono seduto nell’ostello di Pontevedra e sto parlando con Chiara dell’umanità che ho incontrato in questa seconda tappa. Tutta gente che non può farcela, si rotola giù dalle discese e cammina per una sorta di inerzia. C’è un australiano di settant’anni che con un sacchetto raccoglie la plastica lasciata dagli altri. C’è una donna di colore abbastanza rotonda che canta canzoni gospel e cammina. C’è un gruppo di giovani polacchi che in abiti casual sentono a tutto volume rock polacco. C’è un gruppo di giapponesi, che fanno i giapponesi, fotografano fiori, sassi, alberi … tutto meno che i paesaggi.

Gli altri giorni ero in testa al gruppo, con quelli prestanti, delle esperienze, tutti griffati, fisico asciutto. In fondo stare con gli ultimi mi aiuta a trovare il senso per cui sono venuto a fare il cammino, e soprattutto giustifica la mia modesta prestazione. 

Prima di appendere racconto a Chiara della tipa che la mattina era partita alle 4:30. Chiara mi suggerisce che forse anche lei voleva fare due tappe in una. No way … impossibile … fisicamente non ce la poteva fare. 

Ci salutiamo, appendo e chi mi trovo davanti? La tipa delle 4:30. Va bhe!

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