I giorni passano in fretta nella giungla alla periferia di Mysuru, scanditi da pratiche di asana, mudra, pranayama e dallo studio dei sutra e dei fondamenti filosofici dello yoga. BNS Iyengar celebra 100 anni e noi siamo venuti a conoscerlo; è forse l'ultimo guru di una tradizione yoga che sta scomparendo.
Ormai non mi chiedo più cosa sono venuto a fare, è troppo tardi per questa domanda; inizio a chiedermi cosa posso imparare.
La luce del giorno passa attraverso le inferriate della finestra della nostra stanza; anche se sembra di stare in una cella, ci aiuta a proteggerci dagli animali – non da tutti, ci sono ragni che hanno dimensioni e forme inquietanti.
Dopo una colazione veloce – un frutto, una pallina dolce a base di semi di qualcosa e un chai – si inizia a lavorare.
Stendiamo i nostri materassini uno vicino all'altro, molto vicini dato che siamo in tanti. In attesa che BNS arrivi, recitiamo un po' di mantra. Non ho idea di cosa dico, ripeto come un pappagallo i suoni che sento e poi Om, Om, Om. In questo sono bravo, è la stessa tecnica che ho adottato quando dovevo imparare l'inglese.
La prima mezz'ora è dedicata a ripassare le cose imparate il giorno prima. I miei compagni fanno a gara a rispondere alle domande, hanno studiato. Quando Joey, che ha organizzato il ritiro, inizia a fare domande, mi abbasso a cercare le stringhe, un riflesso incondizionato che ho dal tempo della scuola; purtroppo le stringhe non ci sono, dato che siamo a torso nudo e in pantaloncini, e quindi adotto l'altra tecnica, quella del camaleonte: sto immobile cercando di diventare parte dell'arredo.
Alla fine c'è tempo per delle domande: si passa da come mettere la lingua in posizione corretta nel nabho mudra al perché il pranayama è uno strumento per arrivare a Dio. Io ascolto. Apprezzo molto quando Joey risponde ridendo: «Non lo so». Mi sembra sincero. Lo yoga è una disciplina così ricca di metafore, immagini, aforismi e concetti che solo uno sciocco può pensare di sapere tutto. Saper dire «non lo so» ha un valore enorme in un'epoca che sarà dominata dall'intelligenza artificiale; questa virtù sempre più rara si chiama onestà.
Ad un certo punto si sente il rumore di una stampella, e con la stampella arriva lui, BNS. La sala si fa silenziosa, BNS procede verso la poltrona dalla quale guiderà la pratica. Si siede, sorride, si guarda in giro e ci ringrazia di essere venuti. Recitiamo un mantra e poi Om, Om, Om… Shanti, Shanti, Shanti. Così inizia a spiegare dei concetti legati a certe asana, le posizioni che si assumono nello yoga. Poi all'improvviso dice «Surya Namaskar» (la sequenza dei saluti al sole), e si inizia con la pratica. Lui conta velocissimo, passiamo da un'asana all'altra in pochi secondi; la shala dove pratichiamo si fa calda e iniziamo a grondare di sudore. Io non ho mai sudato così tanto nella mia vita, sul materassino cadono gocce come da un rubinetto. Questa pratica va avanti per 45 minuti. Alla fine ci fa riposare qualche minuto: savasana è la mia asana preferita, ogni tanto faccio un riposino. Terminato con le asana, ci raccogliamo intorno a lui.
La seconda pratica dello yoga che affrontiamo la mattina è il pranayama, il respiro: ogni giorno ci spiega una tecnica, quali sono i suoi effetti, e poi la sperimentiamo. Qualsiasi sia il concetto che vuole trattare, inizia con «this is very important!» e ogni due frasi ci guarda e chiede «do you understand?»; quando spiega un concetto difficile lo ripete e poi dice di non preoccuparsi, che ci vuole tempo e pazienza. Ci guarda, ride e dice che noi occidentali non sappiamo cosa siano queste qualità. Ogni tanto guarda uno a caso e gli chiede «do you agree?». Nessuno ha il coraggio di dirgli di no; altre volte lancia la sfida, ci chiede di «contraddirlo», ma nessuno ci prova.
Dopo circa un'ora Joey lo deve interrompere per ricordargli che si deve riposare. Così unisce le mani e recita un mantra in sanscrito; finiamo con Om, Om, Om… Shanti Shanti, shanti. La ripetizione tre volte rappresenta un'invocazione di pace nei confronti del cosmo, dell’umanità e dentro noi stessi.
Così finisce la mattina e si va a pranzare.
